9 aprile 2026

Il paese senza adulti: la vita non è una cosa da bambini

Bambini… Quante volte abbiamo immaginato di essere ancora bambini? Quel mondo spensierato, fatto di unicorni e zucchero filato, di arcobaleni e nuvole a forma di cuore… Che paese magnifico! Uno Stato senza violenza, un paese senza guerre e senza invidie, senza pregiudizi e senza paura, superbia o rabbia… Un paese senza adulti… L’autrice, Ondine Khayat, dotata di straordinaria sensibilità e di una penna irresistibilmente attraente, non avrebbe potuto scegliere titolo migliore. “Il paese senza adulti” assume, sotto l’urto della focalizzazione infantile, i tratti inediti di una dimensione metafisica, dove i bambini del mondo possano essere felici, sappiano ancora sorridere e sperare, quando la vita vera diventa un incubo, miliardi di incubi e il cielo è nero e le mousse al cioccolato si trasformano in fango scuro che imbratta sogni e colori. 

6 aprile 2026

Italia cannibale: dal pulp alla scena horrorcore romana

(O di come abbiamo imparato a smettere di preoccuparci e ad amare la carneficina letteraria)

3 aprile 2026

Walter Siti e il Bene della letteratura

Per lavoro mi capita di dover scrivere o correggere delle frasi motivazionali. Quelle frasi che danno un messaggio positivo, che devono stare bene un po’ dappertutto: su un calendario, su un’agenda, su un quaderno. “Anche i piccoli passi contano”; “il momento giusto è quello in cui inizi”, eccetera. Sono per lo più frasi banali, e va benissimo così: un calendario motivazionale non è Delitto e castigo, e nessuno pretende che lo sia. Il problema comincia quando quei toni, quella pretesa morale, entrano nella letteratura; quando questa diventa un oggetto pensato per rassicurare, per includere, per confermare o, e forse è la cosa più grave, per educare al Bene. Walter Siti parla anche di questo nel suo bel pamphlet Contro l’impegno. Riflessioni sul Bene in letteratura (Rizzoli, 2021). 

31 marzo 2026

Nulla è più politico di un corpo: l’anti-Umanesimo di Fulci e Pasolini


Pier Paolo Pasolini e Lucio Fulci. Lo slancio vitale e le pulsioni di morte. Il sesso e la violenza estrema. L’intelletto e la pancia. Mai due autori furono così agli antipodi – nonostante Pasolini sia stato, non volutamente, fonte di ispirazione per numerosi filmacci d’exploitation. Dicevamo, due artisti così diversi ma allo stesso tempo simili nei contenuti poiché posero al centro del proprio discorso poetico la carne.
Le loro pellicole – la Trilogia della vita di Pasolini e la Trilogia della morte di Fulci – si muovono lungo una dimensione terrena nella quale il corpo umano si carica di un messaggio artistico e politico.

28 marzo 2026

La letteratura russa è morta, viva la letteratura russa!

Se pensiamo alla letteratura russa pensiamo senz’altro ai grandissimi nomi del XIX secolo come Tolstoj, Dostoevskij o Gogol… se però vogliamo andare un po’ più a fondo e capire meglio i meccanismi e la relazione tra la Russia e i suoi letterati, non si può non prendere in considerazione alcuni autori che hanno scandito il ritmo della cultura russa nel periodo tra l’ascesa dell’Impero sovietico e il suo fisiologico declino…