Quando si parla o si commenta l’arte contemporanea, in genere ci si astiene dal formulare giudizi precisi: al massimo si esprime la propria incapacità nel capirla o nell’apprezzarla. Questo approccio nasce dallo stravolgimento del suo linguaggio, ormai da tempo sganciato da canoni estetici, ma soprattutto perché essa si esprime in maniera sempre più freddamente celebrale. Anche i mezzi di informazione si astengono dal fare delle valutazioni, come all’opposto avviene per un film, perché il linguaggio dell’arte è divenuto astruso ma anche molto scivoloso da maneggiare. Tuttavia in questo conformismo diffuso ci sono dei critici come Andrea Barretta che giungono a delle conclusioni nette già sin titolo dell’ultimo libro: L’arte sorretta dalla parola.


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