Il 10 aprile 1970, a quasi otto anni da quando avevano iniziato a conquistare il mondo, calava il sipario sull'esperienza dei Beatles, band di culto che, con creatività e innovazione, ha stravolto le regole del gioco e rimescolato le carte, rappresentando forse il più importante punto di svolta nella musica del Novecento.
Tra dissapori personali e discrepanze artistiche ed economiche, il destino della band era segnato già da tempo, ma quello dei Fab Four, presi separatamente come artisti solisti, era ancora tutto da scrivere.
Dagli anni Settanta in poi, i quattro presero strade sempre più divergenti, allontanandosi, bisticciando a distanza e talvolta anche riunendosi, ma comunque sempre molto brevemente e mai tutti insieme.
John Lennon rallentò notevolmente la sua attività musicale e, oltre a Imagine, unico album davvero degno del suo nome, pubblicò altro materiale d'importanza secondaria e anche molta spazzatura, di quella definita “sperimentale” o “d'avanguardia”, consistente in rumori confusi sul filone della delirante Revolution 9: patchwork di urla stonate e loop di frasi sconclusionate, registrate insieme alla moglie Yoko Ono. Fino alla morte, comunque, John si dimostrò molto più interessato all'attivismo politico e alla famiglia, che alla musica.
Un po’ come durante il periodo dei Beatles, George Harrison ebbe una carriera fatta di sporadici lampi di genio alternati a pigrizia e un po’ di mediocrità. Dopo il grande successo della sua prima uscita solista con l'ambizioso triplo album All Things Must Pass, contenente moltissimo materiale scartato in favore del monopolio Lennon/McCartney, infatti, “Hazza” si attestò ben al di sotto delle sue reali potenzialità, adagiandosi sugli allòri.
Se poi l'apporto compositivo di Ringo Starr è stato più o meno sempre irrilevante, quello di Paul McCartney è stato travolgente e rivoluzionario fin dai primissimi inizi della sua attività. Insieme a Lennon formò una grandiosa coppia di cantautori, e ad entrambi, senza distinzione, sono accreditate tutte le canzoni di uno o dell'altro, oltre a quelle realizzate a quattro mani, ovviamente.
Per via della convenzione Lennon/Mccartney, ancora oggi è pressoché impossibile attribuire la paternità di molti pezzi al primo o al secondo autore nell'esatta misura in cui hanno contribuito, legandoli così ancor più indissolubilmente tra di loro nell'immaginario collettivo.
Ciò che è risaputo è che il primo rappresentava l'anima ritmica dei due; una personalità tormentata e talvolta autodistruttiva che si tramutava in forti connotati rock (specialmente per l'epoca), mentre il secondo, maestro della melodia, talento canoro e polistrumentista, aveva e ancora ha un'impronta molto più vicina al concetto di “musica leggera” o “pop”.
Altro dato storico certo è lo scemare dell'influenza di John nel gruppo di pari passo alla crescita esponenziale di Paul nella fase matura dei Beatles; quella degli ultimi album. In più di un'occasione, proprio Ringo definì Paul il vero “workaholic” del gruppo, cioè il maniaco del lavoro, colui che alzava la cornetta ogni giorno per chiamare a raccolta i compagni; il primo ad entrare in studio e l'ultimo ad andarsene dopo ogni sessione, mantenendo in piedi baracca e burattini nei periodi più incerti, aggiungendo che probabilmente, senza di lui “avremmo fatto tre album, per poi sparire”. Testuali parole.
Il Paul traghettatore appare a pieno regime anche nel documentario Get Back di Michael Lindsey-Hogg, preziosissimo reperto per gli appassionati, in cui lo si può ammirare in tutto il suo carisma in qualità di leader naturale e indiscusso, durante la realizzazione di Let It Be, canto del cigno dei Beatles.
Ma di Paul McCartney è la carriera solista, ciò che ha dato più risposte a chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire. Dei quattro, Macca è stato l'unico ex Beatle che si è continuato a dedicare principalmente alla musica nei decenni successivi, e per di più ad un ritmo altissimo.
Esattamente una settimana dopo l'annuncio dello scioglimento dei Beatles, usciva McCartney, suo primo album solista (se non si conta la colonna sonora del film The Family Way, da lui realizzata quattro anni prima). In questo disco dal sapore lo-fi, Paul canta e suona tutti gli strumenti da sé nel suo studio casalingo, e sforna un lavoro godibile e per nulla pretenzioso, ma comunque di livello. Segue nel 1971 l'uscita di Ram, considerato da molti un precursore del genere musicale Indie, e che vede il debutto della moglie Linda, con la quale andrà a fondare la sua nuova formazione: i Wings. Con i Wings, attivi per la decade successiva, McCartney pubblicherà complessivamente sette album in studio e quattordici singoli da top 10 in classifica, tra cui sei al primo posto, toccando l'apice del successo con Band On The Run nel 1973. Di questo periodo fanno parte lavori tra cui Venus And Mars e Red Rose Speedway, che contiene il singolo Live And Let Die, tema musicale dell'omonimo film dell'agente 007, uscito sempre nel ‘73. In occasione della sua lavorazione, McCartney si riunì con l'amico e storico produttore dei Beatles George Martin e con la sua orchestra, per la fortuna del pubblico.
Persino Wild Life, il disco dei Wings accolto in maniera più tiepida dai fan, fu in seguito abbondantemente rivalutato dalla critica. Questo viene oggi considerato uno dei punti più bassi della carriera del musicista di Liverpool, il che la dice lunga su quanto sia riuscito a mantenere alta l'asticella della qualità della sua musica per così tanto tempo.
Sciolti i Wings e tornato solista, gli anni Ottanta erano ormai alle porte, e anche in questo periodo McCartney si attesta su ottimi livelli: parte col botto con il suo McCartney II, esperimento sonoro nel quale fa ampio uso di sintetizzatori e, anche qui, suona tutto in completa solitudine. Tug Of War è invece il primo disco dopo il tragico assassinio del vecchio amico e compagno John Lennon, a cui dedica la toccante Here Today.
In questo periodo collabora, tra gli altri, con Stevie Wonder e con uno straripante Michael Jackson, scrivendo hit come Ebony And Ivory e Say Say Say, e partecipando all'album del re del pop Thriller, con il featuring The Girl Is Mine.
Fast forward agli anni Venti del nuovo millennio, e il buon vecchio Paul è ancora in attività. Gli anni Novanta, Duemila e Duemiladieci sono stati per lui molto floridi, seppur non come agli albori della sua carriera. La stagione dei primi posti in classifica e dei grandi successi è finita, ma quella dei tour mondiali no; ancora oggi un ragazzino di oltre ottant'anni si esibisce in lungo e in largo per il mondo con la stessa passione di quando ne aveva venti, e pur con le corde vocali che lo assistono ben poco, dà una preziosa lezione a tutti coloro i quali vedono nella musica un'idea per fare soldi; un business come un altro. Questo perché McCartney, oltre ad essere un monumento vivente, è uno che la sua arte l'ha sempre messa al primo posto.
Le morbide melodie di Penny Lane, così come il colpo di genio di Yesterday, sono frutto di intuizioni che solo una persona con un dono molto speciale può partorire. Ma qui c'è di più.
La stoffa o ce l'hai oppure no, ma anche ammettendo di averla, non è detto che dia i suoi risultati, poiché il successo è determinato anche da altri fattori; fattori che Paul incarna a pieno, tra cui una costanza maniacale che lo ha sempre portato a spendersi e mettersi in gioco con grande impegno in momenti della carriera in cui molti suoi pari erano in pantofole sul divano già da un bel pezzo. E poi la fortuna (o il fiuto) di capitare al posto giusto al momento giusto, di incarnare la tendenza e di inserirsi in una nicchia le cui esigenze non sono ancora soddisfatte, cavalcandone l'onda crescente.
Il suo talento più grande, però, è sempre stato quello di saper utilizzare qualsiasi spunto, fino al più banale, come fonte d'ispirazione per comporre qualcosa di straordinario: un cane che corre, una passeggiata in campagna, una bicicletta abbandonata che prende polvere in un garage, e poi ovviamente l'amore in tutte le sue forme.
Con le sue canzoni, Paul McCartney ha dimostrato che i capolavori non necessitano di inutile sofisticatezza o pomposità per essere tali, e non c'è alcun bisogno nemmeno di rivestire la musica di alcuna patina che possa celarne l’autentica natura. A volte la bellezza è nel più semplice dei giri d'accordi e nel saper raccontare in modo poetico vicende di tutti i giorni, perché c'è arte in tutto; non soltanto nella spasmodica ricerca di un significato occulto o superiore dove forse nemmeno c'è.
Talvolta una semplicità vincente è l'obiettivo più difficile da raggiungere anche per un musicista esperto, analogamente al modo in cui Pablo Picasso affermò di aver imparato a dipingere come un adulto a soli dodici anni, ma di aver impiegato una vita intera per imparare a dipingere come un bambino.
Ad ogni modo, analizzare la carriera solista di McCartney aiuta anche ad avere la piena consapevolezza di quello che è stato l’apporto di uno dei più grandi cantautori della storia alla band più importante della storia, e di ciò che sarebbe mancato, senza di lui: un contributo spesso apprezzato meno del dovuto, e che è difficile scindere dall'insieme. Ma la risposta è inequivocabile.
Quando si nomina “McCartney”, si sta parlando di un artista eterno, irripetibile, che oggi potrebbe essere percepito come una sorta di dinosauro del rock, ma a cui spetta di diritto lo status di leggenda, a tutti gli effetti.
Senza di lui, la traiettoria della musica successiva sarebbe probabilmente molto diversa.
A lui dobbiamo il patrimonio inestimabile di suono ed emozioni dei Beatles, e in più un altro tesoretto costituito dai suoi lavori solisti e con i Wings, che vengono spesso eclissati dai fasti della discografia Beatlesiana, ma che già da soli potrebbero surclassare la carriera di molti altri grandi artisti per qualità e quantità.
Oggi, chiunque abbia a cuore la buona musica non può fare altro che inchinarsi dinanzi alla sua cifra stilistica, e ringraziare di essere contemporaneo di un genio che ha saputo battere il ferro finché è stato caldo, e anche molto di più. Per la sua stessa gloria e per quella di un'intera cultura che ha saputo plasmare come nessun altro.
Signore e signori: Sir Paul McCartney.
Ivan Bruzzichini
2 commenti:
Stupendo!!!! Soprattutto il tema della semplicità⭐⭐
Bellissimo IL Tema dell arte e in tutto e di non cercare in modo smapstico in significato occulto.Semplicemente semplice.Bravissimo.
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