Il rapporto tra la musica cosiddetta colta e il pubblico è sempre stato problematico, soprattutto a partire dal Novecento. Nel XX secolo infatti la “nuova” musica è stata spesso associata all’avanguardia, in particolare quella dodecafonica e seriale. Un’avanguardia che ancora oggi, a distanza di settanta o cento anni, non trova uno spazio adeguato nei programmi di sala, che si fermano perlopiù all’inizio del Novecento, con Debussy e Ravel. Ma cosa rifiuta il pubblico? In generale, tutte le opere che escono dagli schemi del sistema tonale che, da tre secoli circa, è la struttura utilizzata dai compositori occidentali.